Riceviamo e pubblichiamo di seguito la comunicazione pervenuta a nome dei Ricercatori del Centro Glaxo ove sono presenti numerosissimi colleghi chimici. Il CNC si associa alle preoccupazioni espresse ed auspica fattive e risolutive soluzioni
Vi scrivono i Ricercatori del Centro Ricerche per le Neuroscienze di GlaxoSmithKline di Verona. Il 4 febbraio scorso ci è stata data la comunicazione che GSK ha deciso in maniera improvvisa e irrevocabile di chiudere completamente l’intero Centro Ricerche di Verona entro la fine del corrente anno e di licenziare tutti i 550 Ricercatori e tutti i servizi e supporti (da quelli Informatici all’ufficio acquisti) connessi con le Ricerche. Inoltre, GSK ha deciso di chiudere a livello mondiale qualunque sua attività di Ricerca nel settore delle Neuroscienze ed in particolare della Psichiatria, includendo quindi oltre al Centro di Verona anche quello di Harlow, in Gran Bretagna, che comprende altre centinaia di Ricercatori. Unica eccezione sono alcuni settori della Neurologia che, negli ultimi due anni, sono stati trasferiti nel nuovo Centro Ricerche situato in Cina. Del Portfolio Progetti GSK nelle Neuroscienze, i soli studi in corso in fase clinica 2 verranno portati a termine. Ogni ulteriore attività sperimentale nella fase preclinica non trova già alcun interesse di progressione da parte della Compagnia.
Come Ricercatori, siamo sconvolti e angosciati per questa decisione inattesa, presa da GSK non a causa di una crisi economica conclamata ma semplicemente per una insufficiente remunerazione degli azionisti rispetto alle attese (11% di aumento invece che 14%).
Siamo delusi e amareggiati, per le argomentazioni capziose che ci sono state date da GSK per giustificare la dismissione del settore delle Neuroscienze e la conseguente chiusura del Centro di Verona. Certo, la ricerca nel campo delle Neuroscienze e delle malattie psichiatriche è complessa e difficile, richiede ingenti investimenti, ha tempi lunghi, difficilmente compatibili con quelli di “cassa” degli investitori, e ha modelli preclinici poco predittivi delle patologie umane. Tutte cose ben note e che avevano comunque permesso a GSK, fino al 4 febbraio scorso, di mantenere un forte impegno in questo settore a fronte del grande valore etico e del possibile beneficio per i pazienti derivante da questa ricerca.
I Ricercatori del Centro delle Neuroscienze, sia in Italia che in Gran Bretagna, erano e sono ancora fermamente convinti che il tentativo di trovare nuovi trattamenti per le patologie psichiatriche come ansia, depressione, disturbi bipolari, schizofrenia, autismo, ai quali aggiungere dolore, disturbi del sonno e dell’alimentazione (anoressia, bulimia) e dipendenza da sostanze d’abuso, abbia tuttora un forte valore etico. Il nostro obbiettivo, e il lavoro svolto nel Centro di Verona negli ultimi 15 anni lo dimostra, è quello di sviluppare nuovi trattamenti per queste devastanti patologie, che siano più rapidi nell’effetto, più efficaci, a più ampio spettro d’azione, con maggiore tollerabilità e minori effetti collaterali rispetto ai farmaci attualmente in uso clinico.
Oltre a questo impegno etico per il benessere e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti, il Centro di Ricerche di Verona rappresenta un fondamentale polo scientifico e culturale non solo a livello locale ma anche nazionale ed internazionale, come risulta dall’attività pubblicativa su prestigiose riviste scientifiche (45 articoli nel solo 2008), dalle presentazioni a Congressi scientifici (75 nel 2008) e dai brevetti depositati derivanti da ricerche originali condotte nel Centro di Verona (27 nel 2008). La rilevanza culturale del Centro Ricerche si evidenzia anche attraverso le numerose collaborazioni con Università e Centri di Ricerca pubblici e privati, in Italia e all’estero, e dal numero di studenti che da noi hanno effettuato internati per la tesi di laurea o laureati che sono stati presso i nostri laboratori per postdoc, PhD e stages. Inoltre, il nostro è tra i pochi Centri di Ricerca nel mondo ad avere ottenuto la certificazione ambientale secondo lo standard internazionale ISO 14001.
Ora tutto questo patrimonio di conoscenze, attrezzature all’avanguardia, entusiasmo e dedizione alla Ricerca rischia si essere disperso e di scomparire definitivamente a causa della decisione di GSK. Gli effetti di questa decisione sono prima di tutto devastanti per la vita di 550 Ricercatori, altamente specializzati, e quindi difficilmente riconvertibili e ricollocabili, che perdono il lavoro durante la peggiore crisi economica ed occupazionale degli ultimi 70 anni. A questo si aggiungerà la perdita del posto di lavoro per tutte quelle figure professionali che in diversa maniera supportano o dipendono dalle Ricerche.
In secondo luogo viene cancellato l’ultimo grande Centro di Ricerca farmaceutica applicata presente in Italia con la conseguente dispersione di un know-how maturato in 40 anni di presenza delle Ricerche Glaxo a Verona, con un forte impatto emotivo anche sui giovani che intendano intraprendere la strada degli studi e delle ricerche nell’ambito farmaceutico e delle Neuroscienze.
Infine, la dismissione da parte di GSK dell’intero settore delle Neuroscienze e Psichiatria manda un chiaro messaggio a tutte le “big Pharma”: non è finanziariamente conveniente investire nello sviluppo di nuovi farmaci per le malattie psichiatriche e quindi ogni ulteriore sforzo in questo senso pregiudica l’attrattiva della Compagnia verso gli investitori. Se questo vale per GSK è facilmente intuibile che varrà anche per le altre poche aziende farmaceutiche che ancora mantengono qualche scarso interesse in questo settore. Il rischio conseguente alla decisione di GSK, e delle Compagnie che la seguiranno o che lo hanno già fatto, è che a fronte dei continui progressi scientifici nell’ambito accademico nel campo delle Neuroscienze, questi non potranno concretizzarsi nella pratica in nuovi farmaci che possano servire per la cura delle malattie dei pazienti e migliorare la qualità della vita. Si limiterà così l’armamentarium farmacologico a disposizione dei medici ai soli farmaci generici, frutto della Ricerca effettuata 40 anni fa.
Per tutti questi motivi, riteniamo che il patrimonio umano, di know-how, tecnologico ed etico maturato dai ricercatori del Centro Ricerche nelle Neuroscienze di Verona non possa e non debba essere disperso e che ogni sforzo che si opponga a questa sciagurata decisione di GSK debba essere messo in atto, con un forte interessamento non solo a livello Politico e Istituzionale ma anche della Società civile, delle Associazioni e dell’Università.