NORMATIVA PARCELLE

Il Testo del Decreto Legge 13 agosto 2011, n.138, coordinato con la legge di conversione 14 settembre 2011, n. 148, recante. "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo", all’articolo 3, lettera d) stabilisce: d) il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali. E' ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è' resa nell'interesse dei terzi si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;
Pertanto, salvo modifiche in sede di conversione, viene confermato che le tariffe professionali sono “il” riferimento per la pattuizione del compenso del professionista, fermo restando che “è ammessa la pattuizione dei compensi in deroga alle tariffe”.
Pertanto deve essere contemperata con tale recente norma, la previsione del D.L. 4 luglio 2006 n. 223 (“Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, nonché interventi in materia di entrate e di contrasto all'evasione fiscale”), convertito, con modificazioni, in Legge 4 agosto 2006, n. 248, prevede, tra l’altro:


Articolo 2, comma 1

1. In conformità al principio comunitario di libera concorrenza ed a quello di libertà di circolazione delle persone e dei servizi, nonché al fine di assicurare agli utenti un'effettiva facoltà di scelta nell'esercizio dei propri diritti e di comparazione delle prestazioni offerte sul mercato, dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali e intellettuali:
 a) l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti;

(omissis)

Articolo 2, comma 2

2. Sono fatte salve le disposizioni riguardanti l’esercizio delle professioni reso nell’ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso, nonché le eventuali tariffe massime prefissate in via generale a tutela degli utenti. Il giudice provvede alla liquidazione delle spese di giudizio e dei compensi professionali, in caso di liquidazione giudiziale e di gratuito patrocinio, sulla base della tariffa professionale. Nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dei compensi per attività professionali.

(omissis)


Pertanto la tariffa professionale, a sensi di legge, NON è abrogata, bensì viene dichiarata “non obbligatoria” (in tutti i casi diversi da quelli individuati dal comma 2 del D.L. 223/2006) e costituisce comunque “riferimento” per la pattuizione del compenso, ai sensi del D.L. 138/2011.
La tariffa della professione di chimico, risalente al 1986 (D.M. 25 marzo 1986, in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff. n. 172, del 26 luglio 1986), risulta, a tutta evidenza non idonea a costituire “riferimento” per la determinazione del compenso della professione di chimico se non si tenesse conto, nella valutazione, dell’inflazione monetaria intervenuta. In altri termini non è realisticamente immaginabile, per evidenti motivi di congruità, che una indicazione tariffaria datata da quasi venticinque anni possa essere utile “riferimento” per alcuno nella valutazione delle offerte di prestazioni professionali da parte di professionisti chimici.
 Il chimico professionista ed i suoi clienti, pertanto, terranno debito conto, nelle rispettive valutazioni, della circostanza che il decoro professionale non può essere stimato per il chimico in misura sensibilmente diversa da quello di altre professioni tecnico-scientifiche o sanitarie e che il mero recupero dell’inflazione non tiene conto degli altri fattori che formano il costo della prestazione, quali i prezzi degli strumenti, dei reagenti, dei trasporti ecc., che sono cresciuti ben oltre l’inflazione nel periodo considerato.
 Quale orientamento per la libera contrattazione fra le parti, è comunque, utile disporre dei valori rivalutati della tariffa ormai “storica”. Per il calcolo della rivalutazione in base alla tabella ISTAT delle parcelle professionali, rimandiamo alle apposite sezioni del portale..