LAUREATI ALL’ESTERO O IVI RESIDENTI



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Un cittadino Italiano laureato in Chimica Industriale ed attualmente impiegato all’estero, iscritto all'albo degli italiani residenti all'estero (AIRE) e quindi non più residente in Italia, può sostenere l'Esame di Stato in Italia?
All'atto della domanda di ammissione a sostenere l'esame di Stato viene richiesto il luogo di residenza, senza vincoli relativamente al fatto che questa sia in Italia o all'Estero: il richiedente può sostenere poi quell'esame in qualsiasi sede universitaria in Italia, purché sede di esami di Stato per i Chimici, anche indipendentemente dalla sede dove ha conseguito la laurea. Per la successiva iscrizione all' Albo dei Chimici il richiedente può iscriversi all'Ordine territoriale dei Chimici dove è residente o dove possiede semplice domiciliazione in Italia. Per le modalità di iscrizione all'esame di Stato e i tributi relativi è sufficiente rivolgersi agli Uffici post-lauream delle sedi universitarie italiane che abbiano corsi di laurea in Chimica o Chimica industriale. Diamo a tale proposito una prima informazione sugli adempimenti: - Domanda di ammissione, su modulo spesso predisposto dall'Ufficio universitario cui ci si rivolge - Versamento di € 49,58 a favore dell'Agenzia delle Entrate tramite bonifico o bollettino postale, fatti salvi eventuali successivi adeguamenti - Versamento di una cifra che varia da una sede universitaria all'altra con motivazione "contributo di iscrizione all'esame di Stato" da pagare con modalità fissate dalla sede universitaria stessa. - Copia di un documento di riconoscimento valido - Copia del codice fiscale - Il titolo di studio accademico in originale o in copia autenticata o in copia notarile Si suggerisce di informarsi con largo anticipo circa la data di scadenza di presentazione della domanda, data che normalmente anticipa di 30-40 giorni la data della prima prova di esame.
Un laureato in Chimica in possesso della laurea triennale che volesse conseguire la laurea Magistrale in uno Stato diverso dall’Italia, ha diritto al riconoscimento dell’equipollenza con laurea pari grado Italiana? Cosa deve fare per avere tale riconoscimento?
La Convenzione sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione Europea dell'11 aprile 1997 (Convenzione di Lisbona) si pone tra i vari obiettivi: - consentire ai diplomati della scuola superiore di accedere alle Università di tutti i Paesi firmatari - facilitare i programmi di scambio accademici studenteschi con il riconoscimento dei periodi o cicli di  studio effettuati all'estero - utilizzare i titoli accademici nazionali finali tra l'altro per proseguire gli studi a livello più avanzato anche in altri Paesi firmatari La Convenzione inoltre detta i principi base relativi alla valutazione dei titoli di studio e dispone che le parti si impegnino a riconoscere i periodi di studio svolti all'Estero. La presa di conoscenza di tale documento potrà fornire tutte le informazioni necessarie . La firma della Convenzione di Lisbona sul riconoscimento dei titoli di studio relativi all'insegnamento superiore nella Regione Europea ha comportato inoltre la nascita del Centro Nazionale di riconoscimento delle qualifiche. Si segnalano infine il sito del Ministero dell'Istruzione http://www.istruzione.it/urp/riconoscimento.shtml e il sito del Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equipollenze Accademiche (C.I.M.E.A.) www.cimea.it dove sono reperibili tutte le informazioni su: ·    Equipollenza dei titoli accademici esteri ·    Riconoscimento del titolo a fini professionali ·    Accesso ai concorsi pubblici ·    Riconoscimento dei titoli di studio post-lauream MAE Accordi Governativi sul riconoscimento dei titoli di studio sul sito http://www.esteri.it/MAE/lT/Ministero/Servizi/Stranieri/Opportunita/Riconoscimento titoli studio/Accordi studio.htm
Ci sono ostacoli all’effettuazione di analisi chimiche da parte di un laboratorio straniero i cui certificati vengono firmati da un Chimico iscritto all’Albo di un O.T. italiano?
Il fatto che le analisi vengano firmate (e probabilmente anche timbrate) da un chimico italiano iscritto all'ordine professionale rende superflua ogni valutazione relativamente al laboratorio, sia che sia italiano o straniero, sia che abbia le attrezzature aggiornate o obsolete o quant'altro. Il Chimico che sottoscrive i certificati se ne assume la responsabilità e risponderà alla Magistratura e/o al suo Ordine nel caso faccia qualcosa che sia penalmente e/o deontologicamente rilevante, allo stesso modo in cui è chiamato a rispondere qualunque altro collega che operi in territorio italiano. Il Chimico assume sempre la responsabilità di ogni atto che sia funzionale al giudizio che esprime. Se il giudizio si basa su dati, il Chimico deve avere riscontro effettivo sulle modalità con cui i dati sono stati prodotti. Si ricorda altresì che il Chimico ha l'obbligo di verificare che la qualità dei dati che usa sia rispondente alla finalità individuata dalla richiesta postagli e ai criteri minimi prescritti per la certificazione. Inoltre, in caso di contestazione o necessità di verifica ex post, i documenti probanti l'effettivo svolgimento delle determinazioni dovrebbero essere nella disponibilità del Chimico: se il laboratorio straniero non è in grado di garantire la qualità del dato, la tracciabilità e l'archiviazione della documentazione, il Chimico potrebbe andare anche incontro a provvedimenti disciplinari. Si invita l'Ordine Territoriale a prendere consapevolezza del significato di atto professionale, in quanto è proprio all'OT che spetta la debita sorveglianza sul rispetto delle disposizioni di legge e del codice deontologico nell'ambito del proprio territorio di competenza.
Validità in Italia di un certificato d'analisi straniero senza firma di un chimico libero professionista
Se l'atto professionale è svolto in un paese della U.E. in cui il soggetto europeo ha titolo a sottoscriverlo il documento è valido per questione di reciprocità e di libera circolazione di beni e servizi. Il committente dovrà comunque documentare che questo è vero. Se l'atto è svolto in Paese extra UE, questo non ha valore in assenza di specifico accordo normativo  bilaterale tra l’Italia e il Paese in questione. In alternativa si potrà richiedere a un chimico Italiano di convalidare, sotto sua responsabilità, l'atto professionale svolto. Se invece il soggetto straniero svolge l'attività professionale in Italia dovrà uniformarsi alle norme italiane (stabilimento temporaneo o permanente ai sensi delle norme europee). Un soggetto italiano che svolge atto professionale all'estero su estero allo stesso modo dovrà uniformarsi alla norma del paese in cui lo svolge. Un soggetto italiano che svolge l'atto professionale in Italia per soggetto estero ha l'obbligo di sottoscrivere l'atto come atto professionale se questo deve avere valore legale nel paese estero. In caso contrario, se l'attività non deve avere alcun valore legale (ovvero l'atto non deve essere presentato alle pubbliche amministrazioni o redatto al fine di rispondere a un obbligo normativo o amministrativo) nemmeno in Italia è necessaria la sua sottoscrizione.
I rapporti di prova firmati da un iscritto all’Albo hanno validità legale all’estero?
Il C.N.C. è in grado di dare risposta positiva unicamente circa la validità dei certificati di analisi sul territorio nazionale, in quanto nei Paesi Esteri, anche se facenti parte della Comunità Europea, potrebbero essere in vigore norme differenti. Potrebbero esserci minori problemi nell’accettazione di tali certificazioni all’interno della C.E. nel caso in cui il laboratorio sia accreditato secondo la norma ISO17025 e le analisi eseguite secondo un metodo normato: l’accreditamento infatti gode del mutuo riconoscimento tra organismi appartenenti  all’Unione Europea.
E’ possibile per un laureato triennale che abbia conseguito un master in Europa o Stato extra-comunitario, invece della laurea specialistica o magistrale, sostenere l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione ed iscriversi nella sez. A dell’Albo
Secondo le norme vigenti (DPR 328/2001) il/la richiedente, in possesso di laurea triennale, può sostenere presso una sede universitaria italiana l'esame di Stato per l'iscrizione alla sezione B dell' Albo dei Chimici. Successivamente solo il conseguimento di laurea specialistica potrà consentire l'accesso all'esame di Stato per l'iscrizione alla sezione A dell'Albo; un master sostenuto  in Italia o all’Estero non può sostituirsi al conseguimento di quella laurea. Nel caso prospettato non è consigliabile comunque escludere a priori questa possibilità. Poiché, sulla base di quanto dichiarato, il master è stato sostenuto all'Estero e la sua natura non è nota: si può supporre al riguardo che di quel titolo, una volta conseguito, potrebbe essere riconosciuta l'idoneità ed equipollenza alla laurea specialistica solo attraverso l'applicazione della procedura di valutazione riservata ai titoli di studio stranieri per il loro riconoscimento in Italia e naturalmente all'esito positivo di tale valutazione. Il master sostenuto in Stato extracomunitario potrebbe consistere in un "Master degrée", cioè una laurea magistrale: in tal caso, al rientro in Italia, onde potere fare la domanda per sostenere l'esame di Stato per l'iscrizione alla sezione A il/la richiedente dovrebbe prima presentare, presso la sede universitaria dove vuole sostenere l'esame, la domanda di equipollenza del titolo conseguito all'estero, e solo dopo avere ottenuto il riconoscimento dell'equipollenza sostenere l'esame di Stato per la sezione A (si ritiene comunque improbabile    che l'equipollenza venga riconosciuta senza che sia richiesto qualche esame integrativo o altra attività addizionale). Situazione differente si presenterebbe se il "Master degrée" fosse conseguito in altro Paese della Comunità Europea ove la laurea fosse titolo abilitante all'esercizio della professione: in tal caso il/la richiedente dovrebbe presentare domanda al Ministero di Giustizia per l'equipollenza dell'abilitazione all'esercizio della professione in Italia, abilitazione che però comporterebbe alcune limitazioni rispetto a chi ha sostenuto l'esame di Stato in Italia. Qualora infine le decisioni dello/a scrivente debbano essere condizionate dal riconoscimento o meno in Italia di quella equipollenza, si suggerisce di chiedere a priori le opportune informazioni presso l'Ufficio competente del Ministero Istruzione Università Ricerca (MIUR).
Un residente in uno Stato dell’Unione Europea vuole tornare in Italia ed iscriversi nell’elenco dei Chimici Europei, cosa deve fare?
Nel caso in cui non svolga già la professione di chimico nello Stato dell’Unione Europea deve sostenere l’Esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di Chimico ed iscriversi all’Albo territoriale competente per residenza o domicilio professionale, e solo successivamente può fare domanda per ottenere la qualifica di Chimico Europeo. Qualora già svolga invece la professione di chimico in uno Stato della UE, potrà continuare a svolgere la stessa attività professionale, fermo restando il fatto che se quell’attività risulta di entità inferiore a quella prevista dalla normativa italiana, il richiedente potrà essere iscritto all’Albo ma con una parzializzazione di competenze.
Avendo conseguito la laurea in Chimica presso un’Università dell’Unione Europea e volendo esercitare la professione in Italia, si deve obbligatoriamente sostenere l’Esame di stato?
Dipende dal tipo di attività che si intende esercitare in Italia dove l’abilitazione è necessaria solo per svolgere la libera professione e per l’inserimento in alcune attività pubbliche o private soggette a specifiche regolamentazioni. Informazioni specifiche sul riconoscimento dei titoli professionali conseguiti in Paesi dell’Unione Europea (dir. CEE 89/48/CEE) si trovano nel sito del Ministero della Giustizia, www. giustizia.it
Un laureato in Chimica Industriale in Italia col vecchio ordinamento, abilitato all’esercizio della professione con l’Esame di Stato, può utilizzare il titolo di Dr. Chimico in Gran Bretagna per sviluppare una linea di prodotti cosmetici?
N.B. La Royal Chemistry Society ha espresso parere negativo. Presso il sito del Ministero della Giustizia, nella sezione “informazioni generali”, è disponibile l’elenco delle documentazioni necessarie per il riconoscimento in altri Paesi dell’ Unione Europea dei titoli di studio acquisiti in Italia.
Mi trasferirò in Gran Bretagna per un periodo minimo di 2 anni. Lavoro come libero professionista e sono regolarmente iscritto all'albo e all'EPAP da anni. Se trasferendomi chiudessi l'attività in Italia per aprirne una analoga in G.B., potrei mantenere l’iscrizione all'albo e continuare a versare i contributi all'EPAP?
Non esiste alcun problema per l’iscritto che si trasferisce anche per lunghi periodi all'estero a mantenere l'iscrizione all'Albo dei Chimici in Italia e ad effettuare i propri versamenti previdenziali all’EPAP. Ovviamente lo stesso dovrà tenere presenti anche gli adempimenti richiesti nel Paese estero dove intende svolgere la propria attività. Nella fattispecie chi si trasferisce in Gran Bretagna potrà rivolgere la stessa domanda alla Royal Society of Chemistry, competente per quella Nazione.
Un Chimico con titolo di Laurea o Laurea magistrale può svolgere l’attività di tecnico di laboratorio di analisi chimico-cliniche o chimico-biologiche all’estero?
Le norme sull’argomento variano da Paese a Paese, quindi è necessario che gli interessati approfondiscano la conoscenza di tali norme specifiche. Sono comunque opportune l’abilitazione all’esercizio della professione superando l’Esame di stato e l’iscrizione all’Albo territoriale di competenza.