ASSICURAZIONE, PEC, FIRMA ELETTRONICA, EPAP



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I Chimici abilitati all’esercizio della professione ed iscritti all’Albo territoriale di competenza, che lavorano come dipendenti di azienda privata, hanno l’obbligo di contrarre l’assicurazione R.C. di cui al D.P.R. 137 del 07/08/12?
Il decreto legislativo cui si deve fare riferimento è il DPR 7 agosto 2012 n. 137, entrato in vigore dal 15 agosto 2012. Assicurazione obbligatoria (art. 5 del DPR 137): Il DPR 137 prescrive l'obbligatorieta' per il professionista alla sottoscrizione di una polizza assicurativa "anche attraverso convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti" .    Sul sito del Consiglio Nazionale dei Chimici www.chimici.it , nell'area "Servizi per gli iscritti",  alla voce "Assicurazioni" viene riportato un elenco di compagnie assicurative e gli aspetti essenziali da salvaguardare nelle polizze Per quanto concerne la copertura assicurativa da parte dell'azienda, allo scopo di integrarla adeguatamente, il richiedente dovrà definire questi aspetti direttamente con il datore di lavoro.
Un collaboratore di laboratorio privato iscritto all’Albo di competenza che firma e timbra col sigillo professionale i certificati emessi, ha l’obbligo di stipulare la polizza di assicurazione professionale personalmente, o questo è un onere a carico del
Se l’attività è prevalentemente di tipo personale la norma prevede l’obbligatorietà dell’assicurazione a garanzia del cliente che riceve le prestazioni. Nel caso l’azienda abbia stipulato un’assicurazione professionale in tal senso è necessario verificare che siano coperte anche le responsabilità personali dei collaboratori, in caso contrario diviene necessario stipulare un’assicurazione in proprio.
Un iscritto all’Ordine che svolge prevalentemente un’attività che indirettamente richieda specifiche competenze in tema di chimica è tenuto a stipulare la polizza di assicurazione?
.: La norma dispone che un incarico comportante una vera e propria prestazione professionale non possa essere perfezionato senza il possesso di una adeguata copertura assicurativa: la polizza professionale deve essere idonea a coprire i rischi derivanti dall'incarico ed è obbligo del professionista assicurarsi che questo si verifichi adeguando la stessa ai possibili rischi connessi con l'incarico professionale ricevuto. Non è previsto comunque nella normativa vigente che l'attività di traduzione di testi scientifici, oppure il tenere corsi di aggiornamento di tipo tecnico-scientifico, comporti l'obbligo di superamento dell'esame di Stato né tanto meno l'iscrizione all'Albo professionale: viene piuttosto richiesta, non per ragioni di norma ma per deontologia professionale, la perfetta conoscenza delle lingue coinvolte e della Chimica. Ne è conferma la necessità del committente di rivolgersi ad un chimico iscritto all'Albo professionale ed esperto del settore e non ad un esperto di sole traduzioni. In considerazione delle ragioni di cui sopra, risulta una assunzione di responsabilità relativamente all'attività svolta, attività che sembrerebbe non troppo disgiunta dalla libera professione e comunque definibile a rigore di logica come incarico professionale che potrebbe comportare, anche se in modo remoto, rischi di incomprensione o fraintendimento e quindi essere fonte di rivalsa per il committente: a titolo di precauzione, in questi casi si suggerisce di ricorrere ad una copertura assicurativa sia pure di tipo poco oneroso ma pur sempre utile.
L'assicurazione professionale deve essere personale cioè specifica per il libero professionista, o è possibile stipularla per lo studio associato, i cui soci che operano sono tutti professionisti iscritti ad ordini diversi?
Data la natura dello Studio Associato, la cui funzione è solo quella di mettere a disposizione spazi e servizi comuni ma in cui ogni professionista mantiene una propria individualità, la polizza dovrebbe essere personale, cioè intestata al singolo professionista. In alternativa la polizza potrebbe essere anche intestata allo studio associato, essere quindi collettiva, ma in tal caso dovrà prevedere espressamente la copertura della singola attività di ogni singolo professionista.
Un Chimico abilitato ed iscritto all’Albo di competenza che non esercita attività libero professionale e non ha un’occupazione come Chimico ha l’obbligo di stipulare la polizza assicurativa?
Chi non svolge attività professionale, non ha alcun obbligo di assicurazione: dovrà provvedere ad una copertura assicurativa solo al momento in cui intraprenderà un'attività professionale libera o dipendente.
Esiste una norma di legge riguardante l’obbligo di stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità professionale ed i relativi massimali?
Si è il DPR del 07 agosto 2012, art. .
Responsabilità correlate alla sottoscrizione di analisi da laboratorio certificato.
Situazione: Un Dottore in Chimica che ha superato, appena laureato, l'esame di Stato ma non risulta ancora  effettivamente iscritto all'albo, occupato presso un'azienda privata, dove svolge diversificate mansioni. L'azienda sta procedendo all'accreditamento del laboratorio interno e vuole l’iscrizione e l’ottenimento del timbro dell'ordine dei Chimici, per la firma delle analisi accreditate prodotte dal laboratorio interno, per conto terzi. Il consulente che segue la pratica di accreditamento sostiene che le eventuali responsabilità civili e penali, in caso di contestazioni delle analisi così certificate, sono in ogni caso completamente a carico dell'Azienda (e del suo Legale Rappresentate) Considerata la posizione descritta si chiede: stanno proprio così le cose? che tipo di responsabilità (civile o penale) viene effettivamente ad assumersi chi sottoscrive le analisi chimiche svolte dal laboratorio accreditato interno all’Azienda? L’esecutore delle analisi deve necessariamente stipulare un'assicurazione sull'attività professionale? La risposta al quesito posto risulta ben deducibile da due circolari del Consiglio Nazionale dei Chimici In dettaglio, nella circolare Prot. 410/13/cnc/fta viene sottolineato: "L'obbligo di copertura assicurativa ricade esclusivamente sui professionisti chimici che esercitino in modo effettivo l'attività professionale, anche solo saltuariamente, e che assumano in proprio il rischio   professionale derivante dall' esercizio dell' attività. Non sono soggetti a tale obbligo i chimici iscritti che non abbiano "clienti", perché non esercitano la professione o perché, assunti alle dipendenze di aziende pubbliche od enti pubblici e privati, esercitino l'attività professionale esclusivamente per conto dell'azienda o dell'ente di appartenenza, sempre che questa attività non abbia connotazione di “servizio professionale a terzi". Nella Circolare Prot. 416/13/cnc/fta viene meglio chiarita la posizione del dipendente: "I chimici dipendenti" da qualsiasi azienda o ente pubblico o privato possono esimersi dal sottoscrivere in proprio una polizza assicurativa RC professionale verso i terzi, clienti dell'azienda, se l'azienda o l'ente stesso è, a sua volta, assicurata per coprire tali rischi nei confronti dei committenti. La circostanza della copertura assicurativa effettuata dall' Azienda deve però essere esplicita ed accertata dall'interessato, e non può essere presunta. Ma altrettanto appare evidente che lo stesso professionista può essere chiamato a rispondere dei rischi marginali di colpa grave (art. 2236 C.c.) dal suo datore di lavoro. E' certamente opportuno che tale rischio residuo debba essere coperto da idonea assicurazione a carico del professionista dipendente". Quindi nel caso specifico non si rende necessaria una copertura assicurativa relativa all'attività professionale esercitata, visto che è l'azienda a doversi dotare di una adeguata assicurazione e a detta del Consulente questa assicurazione è operante: il dipendente deve comunque verificare con chiarezza l'esistenza, le voci previste e i limiti di quella copertura aziendale. Si suggerisce comunque al richiedente di provvedere in proprio ad una polizza che lo copra dai rischi marginali di colpa grave.
Gli iscritti all’Ordine devono necessariamente dotarsi della PEC, anche se non esercitano, neppure occasionalmente la libera professione?
Il D.L. del 28/11/08 n°185, nell’ottica di finalizzare la riduzione dei costi amministrativi, ha previsto l’obbligo per i professionisti di dotarsi di un indirizzo di posta elettronica certificata (c.d. P.E.C.). Tutti i professionisti, inclusi coloro che non esercitano la professione ma sono iscritti all’Albo, devono dotarsi della casella di posta elettronica certificata. Il DigitPa (Ente Naz. le per la digitalizzazione della P.A.) ha affermato “chi non svolge la libera professione, ma è iscritto ad un Albo od Elenco istituito con legge dello Stato, è obbligato a comunicare all’Ordine di appartenenza il proprio indirizzo di posta elettronica certificata”. Il C.N.C. offre a tutti gli iscritti all’Albo la possibilità di richiedere gratuitamente l’assegnazione di un indirizzo di posta elettronica certificata. Lo stesso servizio è offerto dall’EPAP a tutti i professionisti iscritti alla Cassa di Previdenza. Se un iscritto è già dotato di una casella PEC, lo stesso dovrà comunicare all’Ordine di appartenenza l’indirizzo.
Esistono convenzioni stipulate dal C.N.C. per l’acquisto di dispositivi per la firma elettronica e/o per l’iscrizione ad un punto di accesso (PdA) per la trasmissione dei documenti al Tribunale?
Il C.N.C. ha stipulato da tempo una convenzione con il provider ARUBA, al fine di dotare tutti gli iscritti di firma digitale di ruolo. La formalizzazione della procedura di attivazione avviene tramite l’O.T. di appartenenza.
Il Chimico libero professionista che volesse pubblicizzare i propri titoli e specializzazioni professionali per mezzo di annunci e spot pubblicitari deve acquisire il parere dell’Ordine di appartenenza o del Consiglio nazionale dei Chimici?
Dopo le ultime modifiche legislative la risposta è “no” ma rimane l’obbligo di rispettare il criterio della “pubblicità non ingannevole”. Sull’interpretazione di tale termine la giurisprudenza non è sempre univoca, quindi sottoponendo volontariamente gli eventuali messaggi all’Ordine di appartenenza si pone una condizione di certezza sotto il profilo deontologico e quindi della non ingannevolezza.
Esiste necessariamente un collegamento tra l’iscrizione all’Ordine e contribuzione previdenziale all’EPAP?
Tra l’iscrizione all’Ordine e la Cassa di Previdenza professionale non vi è alcun collegamento qualora non vi sia la produzione di un reddito da attività professionale, cioè attività che rientrino nella libera professione. Si intendono per attività professionali anche quelle occasionali o di minima entità.