Acrilammide, nuovo Regolamento e nuovi obblighi per le aziende

Dallo scorso 11 Aprile è diventato applicativo il Reg. U.E. 2158/17, riguardante le misure di attenuazione e i livelli di riferimento per la riduzione della presenza di acrilammide negli alimenti.

 

Il Regolamento prende in esame tutti quei prodotti alimentari la cui lavorazione si ritiene possa essere fonte di sviluppo di acrilammide, con conseguente assunzione da parte del consumatore che li ingerisce; i prodotti in questione sono:

 

-     Patate fritte tagliate e altri prodotti fritti tagliati ottenuti da patate fresche

-     Snack e chips ottenuti a partire da pasta di patate

-     Pane

-     Cereali per la prima colazione

-     Prodotti da forno fini (biscotti, fette biscottate, cialde, crackers ecc.)

-     Caffè, caffè torrefatto, caffè istantaneo

-     Succedanei del caffè

-     Alimenti per prima infanzia e alimenti a base di cereali destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia

 

Tutti gli operatori del settore alimentare che immettono in commercio tali alimenti devono adottare particolari misure di attenuazione per raggiungere livelli di acrilammide ragionevolmente bassi. In questo ambito sono inquadrate le aziende produttrici, mentre per chi si  occupa esclusivamente di vendita al dettaglio sono previste misure più blande.

 

Il Regolamento, oltre a stabilire in dettaglio quali siano le misure da adottare, stabilisce dei limiti e delle misure correttive da adottare in caso di superamento degli stessi.

 

Agli operatori del settore alimentare, tranne i dettaglianti, viene richiesto di stabilire un piano di campionamento e di eseguire delle analisi volte a tenere sotto controllo i tenori di acrilammide e a dimostrare che le misure di attenuazione adottate siano efficaci.

 

I dettaglianti invece devono solamente redigere delle procedure di attenuazione e predisporre delle registrazioni ad esse relative; in altre parole viene chiesto di gestire l’acrilammide alla stregua di un Punto Critico di Controllo.

 

Tali misure sono volte al monitoraggio dei livelli di acrilammide negli alimenti, ma lo stesso Regolamento prevede una revisione dei limiti massimi da parte della Commissione Europea, entro tre anni.

 

Il Regolamento procede poi ad elencare le corrette procedure di gestione dei singoli prodotti, prendendo in considerazioni aspetti quali: la ricetta e le procedure di preparazione e lavorazione, l’immagazzinamento, la gestione delle materie prime, fino alle informazioni da mettere a disposizione del consumatore.

 

Di seguito il link alla pagina dove è possibile consultare il Regolamento nella sua interezza per i dettagli sulle specifiche procedure per i singoli prodotti

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32017R2158&from=IT

 

Una menzione particolare la merita l’allegato III del regolamento, nel quale si parla di campionatura e analisi.

 

Si specifica che il campione deve essere “rappresentativo” e che è possibile effettuare una sola analisi per tipi di prodotti simili (leggasi prodotti per i quali gli ingredienti, la ricetta e i processi produttivi siano identici o molto simili tra loro).

 

La frequenza della campionatura deve essere almeno annuale per tutti i prodotti che hanno un tenore di acrilammide ben noto, mentre la frequenza deve aumentare in caso di prodotti che potenzialmente possono superare i livelli di riferimento (tuttavia tale aumento di frequenza non viene quantificato).

 

Infine, tutti i risultati analitici devono essere messi a disposizione delle Autorità Competenti che li richiedano, insieme alla descrizione dei prodotti analizzati.

 

Dott. Chim. Daniela Maurizi