PROFUMO DI CHIMICA

A differenza della vista e del suono che possono essere misurati quantitativamente, l’odore spesso è percepito in modo soggettivo. Il problema, dice Michelle Francl, un chimico computazionale del Bryn Mawr College, è che ciò che odora di ribes e cioccolato per una persona, odora come una tazza di caffè per altre. Parte della nostra difficoltà nel descrivere gli odori è la mancanza di un vocabolario comune con cui farlo. La classificazione degli odori richiede una connessione standard fra un singolo odore e una parola, in modo tale che chiunque identifichi un odore specifico userà la stessa parola per descriverlo. I profumieri, il cui lavoro dipende in larga misura dalla produzione e descrizione di odori precisi, furono i primi a costruire un fondamento linguistico di questo tipo. Ma cosa c’è dietro il fascino e le emozioni di un profumo? In un flacone di fragranza la componente odorosa è una parte minima: il 98 per cento è una miscela di alcool e acqua, l'1.99 per cento una sostanza oleosa e solo lo 0.01 per cento è costituito da molecole odorose. Queste a loro volta sono un complesso miscuglio di vari tipi di molecole rispetto alle quali il nostro olfatto è sensibile. I profumi in origine erano esclusivamente naturali e spesso avevano un costo altissimo a causa della difficoltà di estrazione: occorrono cinque tonnellate di petali di rosa per ottenere un chilogrammo di olio di rosa. 

 

Il primo aroma naturale riprodotto in laboratorio fu la cannella, nel 1826, a opera del chimico italiano Luigi Chiozza, che sintetizzò l’aldeide cinnamica. Nel 1868 venne la cumarina, nel 1919 il linaolo e nel 1939 l’eugenolo. La moderna tecnica della profumeria chimica si sviluppa a partire dall’inizio del Novecento. Non c’è aroma, oggi, che non possa essere perfettamente riprodotto con molecole di sintesi: dall’aglio al profumo di pane fresco, dall’afrore di stallatico al profumo di violetta. Queste molecole hanno arricchito “la tavolozza” del profumiere dandogli la possibilità di conferire maggiore originalità alle sue composizioni e, contrariamente a quanto molti pensano, non costituiscono una riproduzione economica della natura, anzi sono diventate un complemento indispensabile delle sostanze naturali e una compensazione di quanto la natura ci offre in modo variabile e discontinuo, nel rispetto della preservazione dell’ambiente. La produzione di ogni nuova molecola rappresenta investimenti consistenti per anni di ricerca, seguiti da processi di fabbricazione spesso lunghi e complessi, test di tossicità e registrazioni di costosi brevetti prima di ottenere sostanze che permetteranno di esprimere nuove emozioni. E la ricerca non si ferma mai. Nuovi orizzonti si profilano con i risultati ottenuti dalla chimica chirale fondata sul processo di sintesi asimmetrica, che permette di isolare e produrre enantiomeri dalle prestazioni olfattive molto elevate, come alcune note fruttate o muschiate. Per lo sviluppo di tali metodi, il professor Ryoji Noyori, membro del consiglio di amministrazione di Takasago Giappone ha diviso il premio Nobel per la chimica nel 2001 con William S. Knowles e K. Barry Sharpless.

 

 

 

Per concludere con delle parole che profumano di alta letteratura, ricordiamo un passaggio del libro Il profumo dello scrittore Patrick Süskind: “Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c’è modo di opporvisi.”