REACH: APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO E NUOVE SFIDE

Al termine dell’ultima deadline di registrazione REACH dello scorso maggio è tempo di riflessioni e valutazioni.

Lasciamo agli organismi deputati (ECHA, Stati Membri, autorità varie) di pubblicare statistiche, dare giudizi sulla qualità dei dossier di registrazione presentati e stabilire eventuali correttivi.

 

Chi invece ha lavorato per la preparazione dei dossier di registrazione e segue da vicino le attività svolte da ECHA e dalle varie autorità competenti coinvolte si è certamente reso conto che l’applicazione del Regolamento REACH ha fatto emergere una serie di problematiche che altrimenti non sarebbero state evidenziate e affrontate. Parlando di aspetti prettamente chimici mi soffermerei su due esempi per me molto significativi.

In primo luogo, è emerso un dato allarmante: talvolta non ci si rendeva conto di cosa si stava registrando!

La sostanza che si stava registrando e che, per anni, era stata identificata con un numero CAS specifico, ad una più attenta valutazione, così come richiesto per la preparazione del dossier di registrazione, tramite la preparazione del SIP (Substance Identification Profile) ci si accorgeva che era identificata in modo più preciso da un altro numero CAS!

 

La conclusione è che tramite l’implementazione del Regolamento REACH conosciamo meglio le sostanze che utilizziamo e che ci circondano e la loro reale natura chimica.

 

Un altro aspetto, che non riguarda solo la preparazione dei dossier di registrazione, ma anche la loro successiva valutazione, sono i metodi analitici. Per la preparazione dei dossier di registrazione non sono richiesti metodi analitici eseguiti seguendo le GLP (GLP che sono invece richieste per i test tossicologici e eco tossicologici). La prossima revisione del Regolamento REACH prevederà anche per i test chimico/fisici le GLP.

È importante che le metodiche analitiche siano adeguate, in particolare quando si devono valutare sostanze con composizione chimica variabile, sostanze a comportamento e tutte quelle che rientrano nella categoria UVCB (sostanze dalla composizione sconosciuta o variabile, prodotti di reazioni complesse o materiali biologici).

Un aspetto molto critico è la mancanza di adeguati metodi analitici e questo aspetto vale sia nella fase di preparazione dei dossier di registrazione, sia, e ancor di più, nelle ulteriori valutazione riguardanti restrizioni e autorizzazioni.

Un esempio molto significativo è la valutazione che in questo periodo il RAC (Risk Assessment Commitee) sta affrontando nei riguardi della proposta di restrizione sugli inchiostri utilizzati per i tatuaggi. Le diverse tipologie di inchiostri sono oltre 3000! Contengono sostanze di varia natura e in concentrazione variabile.

Nel dossier di restrizione viene indicato che una "grande sfida", è la necessità di sviluppare metodi analitici adeguati per gli inchiostri dei tatuaggi, sia per identificare i componenti che per quantificarli.

 

Ci sono dunque ancora molti obiettivi da raggiungere per approfondire la conoscenza chimica delle sostanze utilizzate nelle produzioni per tutelare la salute e l’ambiente.

 

 

Dott. Chim. Andrea Comini

Consigliere FNCF