Un tuffo nella chimica

Con l’arrivo dell’estate, salgono le temperature e cresce il desiderio di refrigerio e relax. Dal momento che non tutti hanno la fortuna di abitare vicino al mare, una valida alternativa è una bella nuotata in piscina. Ma le piscine sono tutte uguali? Scopriamo le tipologie esistenti e in che modo la composizione chimica influisce sulla qualità dell’acqua.

Innanzitutto le piscine sono classificate in base a:

 

·      destinazione (pubbliche/private, usi speciali in certe strutture);

·      caratteristiche ambientali e strutturali (piscine scoperte/coperte);

·      utilizzo (per nuotare, per usi termali o scopi agonistici).

 

Tutte devono essere dotate di un impianto di filtrazione che, insieme ai prodotti chimici, mantiene trasparente e pulita l’acqua, un impianto di depurazione, costituito spesso da una pompa di riciclo e un riscaldatore per regolare la temperatura. L’acqua nelle vasche deve avere tutti i requisiti di quella potabile, eccetto la temperatura che varia dai 18 °C ai 35 °C. Controllare la temperatura è importante non solo per la sensazione di benessere dei bagnanti, ma anche per contenere la moltiplicazione batterica e algale. La stessa acqua deve essere trattata per garantire sicurezza e igiene perché la piscina, in qualità di “sistema isolato”, non è in grado di autodepurarsi.

 

Il valore di pH ideale per la piscina è tra 7,2 e 7,6  perché valori troppo alti provocano irritazioni cutanee e agli occhi, favoriscono lo sviluppo di alghe e batteri e la precipitazione dei sali, rendendo l’acqua torbida. I valori bassi di pH sono causa di arrossamenti, bruciori alle mucose e corrosione degli impianti. Il pH dell’acqua delle piscine può tuttavia essere alterato dai prodotti usati per il trattamento e dalla presenza di sostanze “portate” dai bagnanti (creme solari, make up, ecc.).

 

Il tipico odore di cloro delle piscine è dovuto alla presenza di cloroammine, che costituiscono prodotti della reazione delle sostanze organiche (derivate da sudore, muco, squame e grasso cutanei…) quando vengono a contatto con l’acido ipocloroso che si forma quando gli ipocloriti contenuti nei disinfettanti vengono versati in acqua. Per evitare questo fastidioso odore, da ormai diversi anni i disinfettanti a base di ipocloriti sono stati soppiantati dai disinfettanti isocianurati, che per la diversa specie di molecole contenute non risultano olfattivamente fastidiosi.

 

Inoltre, per purificare l’acqua viene sfruttato un processo chimico-fisico, la flocculazione: grazie a essa si catturano particelle particolarmente sedimentabili, sospese nell’acqua, che ne impedirebbero la completa trasparenza. Tra i problemi più comuni riscontriamo la formazione di macchie (causate da residui metallici, come ferro e rame, e da residui organici), l’acqua torbida a causa di un pH elevato e la formazione di alghe.

 

Vale la pena ricordare che esistono piscine ad acqua salata. Queste richiedono meno manutenzione perché la formazione del cloro avviene attraverso un generatore di cloro (clorinatore) che trasforma il sale in cloro tramite il processo dell’elettrolisi, producendo una continua auto-pulizia. Inoltre l'acqua salata è meno irritante per la pelle e per gli occhi e l'odore del cloro, che può essere fastidioso, è meno forte.

 

In conclusione, chi ha una piscina o chi la frequenta per divertirsi o fare sport, sa che la qualità dell’acqua è fondamentale: il controllo dei parametri chimico/fisici permette non solo il buon funzionamento dell’impianto, ma anche una corretta igiene. Tutti i componenti devono essere ben bilanciati per potersi godere al massimo un bel bagno.