UN MARE DI PLASTICA

Immaginiamo, tra qualche estate, di fare una tranquilla nuotata tra onde di plastica mentre i nostri figli, sulla spiaggia, costruiscono un grande castello di plastica. Un’ipotesi fantascientifica? Purtroppo no, perché se filtrassimo tutte le acque salate del mondo, scopriremmo che ogni chilometro quadrato di esse contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione. Numeri impressionanti di un fenomeno che tocca anche i nostri mari. Bottiglie, imballaggi, reti da pesca, sacchetti, salviette, mozziconi e qualunque altro oggetto contenente plastica una volta finito in acqua si spezza in frammenti più piccoli per azione dell’erosione e delle correnti.

 

Come dimostrato da diversi esperti, questi frammenti, che possono raggiungere dimensioni microscopiche inferiori ai 5 mm di diametro, costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci e uccelli marini poiché vengono scambiati per cibo.

 

Solo sulle spiagge italiane ci potrebbero essere fino a duemila tonnellate di microplastiche. La stima è dei ricercatori del dipartimento di chimica e chimica industriale dell'Università di Pisa che hanno analizzato campioni di sabbia, inferiori ai 2 millimetri e raccolti nei pressi delle foci dell'Arno e del Serchio, trovando una grande quantità di polimeri, fino a 5-10 grammi per metro quadrato, derivanti per lo più da imballaggi e oggetti monouso portati in prevalenza dal mare. Un dato impressionante, destinato a salire: secondo le stime più affidabili, nel 2050 avremo prodotto più di 25.000 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, di cui la maggior parte di provenienza domestica.

 

Il professionista Chimico gioca un ruolo chiave per la salvaguardia dei mari e del loro ecosistema dall’ “invasione” della plastica. Infatti la ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi alla plastica, sostenibili per l’ambiente e per l’economia, è una delle grandi sfide per il futuro del pianeta. Già oggi sono diverse le alternative disponibili e gli ambiti di applicazione, dalle pellicole biodegradabili che potranno sostituire su ampia scala le bottiglie in plastica per le bevande, alla messa a punto di materiali ottenuti da derivati vegetali, alla messa al bando delle cannucce in plastica in Europa, solo per citare alcuni esempi.

 

E come possiamo frenare il vortice distruttivo della plastica per la nostra biodiversità praticando comportamenti sostenibili nel vivere quotidiano? Innanzitutto facendo attenzione allo smaltimento dei rifiuti. La maggior parte della spazzatura presente nei fondali proviene dai nostri tombini. La plastica può essere sostituita, quando è possibile, con materiali riutilizzabili e biodegradabili come borse in stoffa, piatti di carta e stoviglie compostabili: gli stessi suggerimenti presentati a fine maggio in una bozza di provvedimento alla Commissione europea.  Se poi capita di vedere delle discariche abusive o dei depositi di sacchi dispazzatura in luoghi non predisposti a questo scopo deve essere nostra premura segnalare il fatto alle autorità competenti. Insomma, basta un occhio attento al presente per preservare il futuro e soprattutto il mare.